Segni civili di pace

Diverse città poste lungo il percorso Lubecca Roma possono vantare di essere state sedi di trattati e di paci che hanno posto fine a sanguinosi conflitti. Tra i tanti si ricorda la pace di Westfalia del 24 ottobre 1648 con la quale si conclude La guerra dei trent’anni (1618-1648). In questa pace sono coinvolte due città della Strada: Münster e Osnabrück, nelle quali iniziano contemporaneamente i negoziati di pace nel novembre-dicembre 1644. Si ritiene che i trattati di Westfalia abbiano un’importanza decisiva per l’Europa moderna, in quanto sanciscono lo sviluppo delle singole unità politiche come enti sovrani.

Kaysersberg, in Alsazia, assume una particolare rilevanza, in quanto in rue de Gaulle si trova la casa natale di Albert Schweitzer (1875-1965), teologo, medico, filosofo, organista. Egli trascorre la prima parte della sua vita a Strasburgo, dove si licenzia in teologia. Nel 1913, laureatosi in medicina, fonda a Lambaréné (Gabon) un ospedale, a cui si aggiunge più tardi un lebbrosario, al quale dedica fino alla morte tutte le sue energie. Per quest’opera filantropica, esercitata per oltre cinquant’anni con eccezionale spirito di sacrificio, nel 1952 gli viene conferito il Premio Nobel per la pace. E’ autore di numerosi scritti filosofici e teologici, di volumi di memorie, di opere su Bach e di un trattato sulla costruzione degli organi e sulla musica organistica.

Dal 1961, ogni anno, viene organizzata la Marcia per la pace Perugia-Assisi, realizzando un’idea degli anni ’60 del filosofo nonviolento Aldo Capitini, in un momento in cui poteva scoppiare una guerra atomica.

Santi e Sante operatori di pace

Numerose sono le tracce di santi e sante che hanno operato al fine di sostituire alla cultura dell’odio e della sopraffazione, tipica dei tempi in cui vissero, la cultura dell’amore e della condivisione e il valore della pace.

Ildegarda di Bingen, forse il maggior genio femminile di tutto il medioevo, al cui cospetto, si dice, che lo stesso imperatore Barbarossa fosse colto da sacro timore, tenta un’opera di pacificazione tra lui e il pontefice Alessandro III; la patrona di Colonia S. Orsola, la bellissima figlia di un re Bretone, che compie un viaggio a Roma toccando Colonia, Basilea e, al ritorno, rifiutatasi di sposare Attila, viene martirizzata insieme a undici vergini sue compagne; S. Geroldo da Colonia, ucciso nei pressi di Cremona a scopo di rapina da due banditi che gli erano sembrati normali cittadini che litigassero e ai quali si era avvicinato proprio al fine di pacificarli; Sant’Ubaldo, santo della pace e della riconciliazione, come l’ha definito Giovanni Paolo II; San Nicola di Flue, patrono principale della Svizzera, il mite e pacifico eremita di Ranft, che compie vari atti di pacificazione; San Francesco d’Assisi, il santo della fraternizzazione cosmica, che ha ammansito il lupo di Gubbio, come si racconta nei Fioretti.

Lo Spirito d’Assisi, vento di pace, ha spirato forte in varie occasioni: il 27 ottobre 1986 e il 24 gennaio 2002 quando i leader di dodici religioni hanno rinnovato l’invito a continuare a diffondere il messaggio di pace; San Benedetto da Norcia, (foto n ) compatrono d’Europa, messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà. I benedettini nei loro monasteri fondati in tutta Europa, come quelli di Maria Laach nella valle del Reno, di Murbach in Alta Alsazia, S. Leodegario a Lucerna e i tanti in Italia, unendo preghiera e lavoro hanno nobilitato ed elevato la fatica umana e hanno salvato un patrimonio umanistico che andava disperdendosi.

Carlo Magno lungo la strada Lubecca Roma nel 774

Più volte Carlo Magno ha percorso ampi tratti della Strada Europea della Pace, ad esempio nell’anno 774 quando, chiamato da papa Leone III, si reca a Roma dove giunge il 2 aprile. Dopo aver rilasciato al Pontefice la sua Promissio Donationis riparte il 6 aprile e passa per Gubbio. Greffolino Valeriano racconta che tutti gli eugubini, appresa la notizia che Carlo Magno è vicino alla loro città, al suono delle trombe, gli vanno incontro applaudendo e gridando: “Ave Rex salus nostra”.

Il re dei Franchi, che si sente molto affaticato, decide di fermarsi un giorno a Gubbio, dove accetta dalla comunità eugubina doni e massime onorificenze che, a sua volta, ricambia con insigni reliquie di santi, tra le quali, come sostiene Lucarelli, anche un dito di San Giovanni Battista. Acquisisce anche molti possessi, castelli e località che concede in feudo ad alcuni personaggi del suo seguito, i quali si comporteranno “da grandi uomini” e, come racconta sempre Greffolino, da essi discenderanno persone di chiara fama, tra i quali il Beato Lodolfo che, per la sua purezza, viene chiamato Colombino. Carlo Magno prosegue poi il suo viaggio alla volta di Pavia, percorrendo la Strada Lubecca Roma nel tratto della via Flaminia fino a Rimini e successivamente in quello della via Emilia, poi utilizza ancora la Lubecca Roma, valicando il Gottardo e attraversando la valle del Reno.